VILLA PELUCCA E GLI AFFRESCHI

 

PELUCCA AFFRESCHI

Villa “Pelucca”, documentata come proprietà della famiglia Pelucchi già dal XII secolo, ha subito nel corso del tempo numerose ristrutturazioni che ne hanno parzialmente modificato l’originario aspetto rinascimentale. Si caratterizza come uno dei primi esempi di villa suburbana con caratteri architettonici autonomi, ormai lontani dalla tipologia castellana e da quella semplicemente rurale.
La villa venne edificata per volere di Girolamo Rabia tra il 1518 e il 1524, secondo una disposizione apparentemente ad U, con corpo principale centrale e due ali minori, anche se quest’ultime sono forse da interpretarsi come il frutto dell’intervento di ristrutturazione intercorso nell’Ottocento. Tali ali, alleggerite da un portico con archi a tutto sesto e capitelli ionici cinquecenteschi, costituirebbero un importante precedente dello schema ad U barocco. E’ ipotizzabile inoltre che anche nel corpo centrale della villa fosse presente in origine un porticato in continuità con quelli laterali.
Di notevole importanza il ciclo pittorico che decorava la villa, commissionato a Bernardino Luini dalla famiglia dei Rabia e strappato all’inizio dell’Ottocento per essere trasportato alla Pinacoteca di Brera. Fra il 1520 e il 1525 Luini affrescò quattro stanze della villa con soggetti mitologici, biblici, scene di vita campestre e la cappella, dove è ancora visibile una sinopia raffigurante Santa Caterina deposta nella tomba dagli angeli.
All’inizio dell’Ottocento la villa subì una radicale trasformazione in veste neoclassica e nell’occasione furono costruiti numerosi fabbricati da adibirsi a stalle. Tale ristrutturazione rende particolarmente complessa la definizione di quello che era l’aspetto originario della villa.
La villa è dal 1927 proprietà del Comune che la ha adibita a casa di riposo.

Affreschi

Gli affreschi di Bernardino Luini decoravano tre stanze e la cappella della villa e vi erano rappresentate le Storie dell’Esodo e la Fucina di Vulcano nel salone principale, Storie di Apollo e Pan e Storie di Psiche nelle due stanze attigue; mentre nella cappella, dedicata a S. Caterina d’Alessandria, esisteva nella controfacciata un affresco con S. Caterina portata in volo dagli Angeli sul Sinai, di cui rimane in loco la sinopia, mentre sopra l’altare era affrescato l’Eterno in gloria fra gli Angeli. Probabilmente le pareti erano affrescate con scene dalle Storie di S. Caterina.
Interessante la proposta del Mulazzani di leggere il ciclo di Bernardino Luini come la celebrazione della vita agreste (S. Caterina era venerata come protettrice della fertilità dei campi).
Una parte dei dipinti fu strappata nel 1816 dal restauratore Barezzi di Milano, anno in cui la dimora fu messa all’asta dal demanio austriaco, e portati nella Pinacoteca di Brera. Altri affreschi affiorarono durante le ricerche effettuate dall’architetto Luca Beltrami nel 1906, e anch’essi furono staccati e portati a Brera. Rimane in loco solo la decorazione della volta della cappella.
Per Girolamo Rabia Bernardino Luini aveva affrescato anche il palazzo di città (demolito nel 1875) eretto su progetto dell’architetto Cristoforo Solari (attr.) intorno al 1518 presso la chiesa di San Sepolcro. Del ciclo luinesco si conservano attualmente i soli frammenti (strappati prima della demolizione) raffiguranti il Mito di Europa (Museo di Berlino) e il Mito di Cefalo e Procri (Washington, National Gallery of Art), entrambi soggetti tratti da Ovidio.

Notizie storiche

Al 1518 risale una controversia fra Monza e il Rabia, determinata dal fatto che quest’ultimo voleva far deviare una roggia per poter irrigare i propri fondi agricoli. Tale roggia verrà poi denominata roggia Pelucca. Girolamo Rabia aveva infatti intensificato lo sfruttamento agricolo dei propri terreni attraverso una irrigazione ottimale che favoriva altresì una elevata produzione di foraggi e quindi un incremento nei redditi relativi all’allevamento di bestiame.
Il cronista contemporaneo Cicereio scrive che Rabia deteneva nei pressi di Monza una campagna fertilissima e ricca di prati (“non longe a Modoetia celebri oppido rus possedit cultissimum et bonitate soli celeberrimum et pratorum amplitudine et magnitudine pastionis uberrimum”), dove possedeva una magnifica villa adorna di affreschi (“in quo rure medio villam urbanam amplissimam, magnifice extructam, egregiis picturìisque exhornavit”).

Uso attuale: intero edificio: abitazione/ casa di riposo per anziani

Uso storico: intero edificio: abitazione

Condizione giuridica: proprietà persona giuridica senza scopo di lucro

Accessibilità: Visita solo su appuntamento
Contattare Fondazione La Pelucca Onlus
via Campanella 8/10
Sesto S. Giovanni – Mi

Tel. 02.24.83.240
Fax 02.2622.39.91

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