Da operaio alle Falk – ad essere “Un re nelle Alpi” e grande esploratore

Dopo aver scalato l’Aiguille Noire de Peuterey insieme con Roberto Bignami, Walter Bonatti viene richiamato alle armi: lamentatosi della collocazione alla Scuola Motorizzazione della Cecchignola, viene assegnato al 6° Reggimento Alpini. Più tardi, lo scalatore lombardo compie la prima invernale, con Carlo Mauri, della parete nord della Cima Ovest di Lavaredo; raggiunge la vetta del Cervino e, nei mesi successivi, compie compie altre due nuove prime ascese: sul Picco Luigi Amedeo e sul Torrione di Zocca in Val Masino. Poco prima di ottenere il brevetto di guida alpina nel 1954, scala per il canalone nord del Colle del Peuterey il Monte Bianco.

Bonatti partecipa, quindi, alla spedizione italiana di Ardito Desio, Lino Lacedelli e Achille Compagnoni sul K2. L’evento, tuttavia, si rivela una delusione per Bonatti, a causa dell’atteggiamento tenuto dai suoi compagni di viaggio: egli, infatti, si ritrova insieme con Amir Mahdi a dover passare una notte all’addiaccio, con temperature fino a cinquanta gradi sotto zero, senza sacco a pelo o tenda. Il bergamasco, in particolare, rimane colpito dall’atteggiamento di Desio, capo spedizione, che in seguito non avrà mai il coraggio di approfondire le motivazioni dell’accaduto; Walter Bonatti, a sua volta, diffonderà la propria versione dei fatti unicamente all’inizio degli anni Sessanta, a causa di un contratto firmato prima della partenza in cui accettava di non parlare della spedizione negli anni successivi alla stessa.

Nel 1955, Bonatti scala il pilastro sud-ovest del Petit Dru (Monte Bianco) in solitaria, rimanendo per sei giorni in parete; si tratta di una delle pareti più difficili del pianeta, liscia, liscissima, totalmente di granito e infine appuntitissima; Bonatti per salire può e deve sfruttare solo le fessure naturali della roccia; compie un’impresa incredibile che nessuno mai sarà capace di ripetere. Tale impresa rappresenta di fatto il suo riscatto per la delusione subìta con la scalata del K2.

L’anno successivo tenta l’ascensione invernale della Via della Poire insieme con l’amico Silvano Gheser: sorpresi da una tempesta, i due vengono salvati dalle guide alpine Sergio Viotto, Gigi Panei, Albino Pennard e Cesare Gex, al Rifugio Gonella. Stabilitosi a Coumayeur, in Valle d’Aosta, per ritrovare la salute dopo le disavventure con Gheser, Bonatti sceglie – una volta ristabilitosi – di scalare la parete nord del Grand Pilier d’Angle, l’ultima vergine del Monte Bianco: lo farà per tre volte nel giro di pochi anni. Nel frattempo, nel 1958 si reca in Argentina, per prendere parte a una spedizione in Patagonia organizzata da Folco Doro Altan allo scopo di arrivare in cima al Cerro Torre, ancora inviolato. Pochi mesi dopo si sposta, invece, nel Karakorum, regione himalayana, per una spedizione guidata da Riccardo Cassin: il 6 agosto del 1958 raggiunge la cima (poco meno di 8mila metri) del Gasherbrum IV, senza bombole di ossigeno, insieme con Carlo Mauri.

Negli anni successivi, mentre il suo rapporto con il Cai si deteriora sempre di più (egli ritiene l’organizzazione eccessivamente burocratica), effettua scalate in Italia, Francia e Perù. Nel 1961 lo scalatore bergamasco prova a giungere in cima al Pilone Centrale del Freney, mai domato prima: una tormenta di neve lo blocca a meno di cento metri dal termine, e ben quattro suoi compagni di cordata trovano la morte. Nell’agosto del 1964, invece, per la prima volta scala la parete nord della Punta Whymper, una delle Grandes Jorasses; poco dopo conclude la propria carriera sulle Alpi aprendo una via in solitaria invernale in soli cinque giorni sulla parete nord del Cervino: con una sola impresa, quindi, riesce a compiere la prima ascesa della parete in solitaria, ad aprire una nuova via e a compiere la prima ascesa invernale. L’exploit sul Cervino gli permette di ottenere dalla Presidenza della Repubblica una Medaglia d’Oro.

Ritiratosi dall’alpinismo estremo, Walter Bonatti si dedica all’esplorazione e al giornalismo. Viaggia, tra l’altro, in Africa (in Tanzania sale sul Kilimangiaro), entrando in contatto, sull’Alto Orinoco, con gli indigeni dei waikas yanoami. Quindi, alla fine degli anni Sessanta, vola nell’isola di Sumatra, intenzionato a studiare da vicino il comportamento della tigre locale; poco dopo visita, invece, le Marchesi, comprovando la veridicità dei racconti di Melville nella giungla.

Dopo aver viaggiato in solitaria a Capo Horn e in Australia, negli anni Settanta viaggia in Africa, tra lo Zaire e il Congo, prima di recarsi tra i Dani in Nuova Guinea e addirittura in Antartide, dove ha la possibilità di esplorare le Valli Secche. Dopo aver visitato le sorgenti del Rio delle Amazzoni, Bonatti conosce a Roma l’attrice Rossana Podestà: dopo un lungo rapporto epistolare, i due si innamorano e vanno a vivere insieme a Dubino, in Valtellina.

Nel 2008, gli viene data ragione e stilata una nuova e definitiva versione della vicenda del K2, evento per il quale Bonatti combatté per tutta la vita per far emergere le verità, il cui punto principale era costituito dal raggiungimento della vetta di Compagnoni e Lacedelli senza ossigeno; fu invece Bonatti a portare l’ossigeno ai due, fornendo il fondamentale ausilio per la conquista italiana della vetta, fino ad allora inviolata.

Nel 2011 a Walter viene diagnosticato un tumore al pancreas: la compagna, tuttavia, gli tiene nascosta la notizia, per paura che egli possa decidere di suicidarsi. Walter Bonatti muore a Roma il 13 settembre del 2011 all’età di 81 anni: i suoi funerali si svolgono il 18 settembre a Villa Gomes, a Lecco, prima che il cadavere venga cremato, e le ceneri tumulate nel cimitero di Porto Venere.

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